Abstract
La prevenzione delle infezioni crociate in odontoiatria richiede protocolli rigorosi di disinfezione, poiché gli odontoiatri sono costantemente esposti ad una vasta gamma di microorganismi presenti nella saliva e nel sangue dei pazienti. Le impronte dentali, principale mezzo attraverso il quale il clinico trasmette all’odontotecnico tutti i dati necessari alla realizzazione del manufatto protesico, rappresentano un potenziale veicolo di patogeni e devono essere trattate come materiali semi-critici. Questo articolo analizza le principali categorie di materiali da impronta e la loro risposta ai processi di disinfezione, evidenziando limiti, compatibilità e criticità operative. Vengono inoltre confrontati i protocolli raccomandati dalle linee guida ADA, con particolare attenzione alla scelta del metodo in relazione alla stabilità dimensionale del materiale. L’obiettivo è fornire indicazioni basate sull’evidenza per garantire sicurezza biologica e qualità protesica.
Introduzione
Gli odontoiatri sono costantemente esposti ad una vasta gamma di microorganismi presenti nella saliva e nel sangue dei pazienti. L’utilizzo di procedure per il controllo delle infezioni e l’utilizzo di precauzioni nello studio e nel laboratorio dentistico prevengono la cross-contaminazione che si può estendere ai dentisti, allo staff dello studio, ai tecnici odontoiatrici e ai pazienti. (JADA,1988).
L’impronta è il principale mezzo attraverso il quale il clinico trasmette all’odontotecnico tutti i dati necessari alla realizzazione del manufatto protesico (Iorio et al. 1990), per questo la disinfezione delle impronte è uno dei passaggi fondamentali del processo di controllo delle contaminazioni in ambito odontoiatrico. Le impronte, infatti, durante la loro permanenza in bocca, possono essere contaminate da agenti patogeni e possono diventate successivamente veicoli per vari tipo di microorganismi (Epatite B,C; HIV, Herpes; Ebola; MERS-CoV; SARS- Cov2) per questo la disinfezione delle impronte è estremamente importante prima di essere trasferite in laboratorio.
In relazione alla potenziale insorgenza di infezioni crociate tra personale di studio, personale di laboratorio e pazienti, l’American Dental Association (ADA), con l’incremento della diffusione di AIDS, epatiti virali B e C e virus trasmissibili per contatto e drop-let di saliva etc. prescrive che “ogni paziente deve essere considerato come potenzialmente infetto” e privilegia il metodo di disinfezione mediante l’immersione dell’impronta, perché la superficie viene in questo modo trattata in maniera uniforme. Seguire le giuste regole di controllo del rischio di contagio significa principalmente sterilizzare e disinfettare. Con la sterilizzazione s’intende il processo mediante il quale tutte le forme di microorganismi inclusi virus, betteri, funghi e spore, vengono distrutti. Metodi di sterilizzazione adatti prevedono l’utilizzo di vapore sotto pressione (autoclave), caldo secco, vapori chimici e gas di ossido di etilene. (JADA, 1988). La disinfezione è generalmente meno letale per gli organismi patogeni rispetto alla sterilizzazione. È possibile effettuare una buona sterilizzazione attraverso l’utilizzo di disinfettanti chimici. Un agente chimico di disinfezione, oltre l’ipoclorido di sodio, deve essere registrato secondo l’EPA/ EEA (Environmental Protection Agency/ European Environmental Agency) come disinfettante ospedaliero.
Tutti gli oggetti quali: impronte; jaw relevation records, gessi, prosthetic restoration e altri materiali che sono stati nella bocca del paziente devono essere propriamente disinfettati prima di essere trasferiti al laboratorio. Le impronte disinfettate devono essere etichettate come tali per evitare che il protocollo di disinfezione venga effettuato una seconda volta rischiando così di danneggiare i materiali. Le impronte devono essere sciacquate per rimuovere residui di saliva, sangue e altri residui e prima di disinfettarle.
Secondo l’American Dental Association (ADA) le impronte possono essere disinfettate immergendole in qualsiasi prodotto disinfettante compatibile. L’uso dei disinfettanti richiede non più di trenta minuti d’immersione. Il processo di disinfezione è generalmente diviso in tre categorie: High level: volta ad eliminare spore e batteri; intermediate riesce a distruggere microorganismi come i bacili della tubercolosi ma non è capace di eliminare le spore. Low level che ha una limitata capacità antimicrobica. Le impronte dentali sono categorizzate come oggetti semi-critici e per questo richiedono una disinfezione e sterilizzazione di alto livello.
Come abbiamo detto le linee guida dell’ADA prediligono la disinfezione dell’impronte attraverso l’immersione, ma come vedremo successivamente la disinfezione per immersione sembra non essere adatta a tutti i tipi di materiali d’impronta.
Materiali per impronte
Idrocolloidi
Gli idrocolloidi sono sostanze che al variare delle condizioni fisiche o per reazione chimica, passano dallo stato di liquidi viscosi allo stato semisolido elastico. Esistono due tipi di idrocolloidi utilizzati per le impronte dentali: Idrocolloidi reversibili (agar-agar) la cui proprietà principale è quella di passare ripetutamente da uno stato di gel ad alta viscosità ad uno di bassa viscosità sol semplicemente riscaldandolo o raffreddandolo; idrocolloidi irreversibili (alginate) che dopo essere stati convertiti da gel a sol non possono più essere riconvertiti.
Idrocolloidi reversibili
Gli idrocolloidi reversibili sono dei materiali a base di agar-agar, un polisaccaride (estere solfoico di un polimero lineare del galattosio) estratto da alghe rosse o rodoficee che crescono in prevalenza nei mari del Giappone, per migliorarne le proprietà vengono aggiunti altri componenti come il tetraborato di sodio per aumentare la resistenza del gel e la viscosità del sol ed il solfato di potassio che accelera il processo d’indurimento del gesso e la sua durezza superficiale che sarebbero altrimenti indebolite dall’inevitabile presenza di borace nel materiale. Il solfato di potassio aumenta inoltre anche la resistenza agli strappi.
Composizione
Nei materiali in commercio è possibile trovare anche plastificanti, cariche minerali, coloranti ed agenti che ne correggono il gusto. Gli idrocolloidi sono solitamente forniti sotto forma di siringhe o in portaimpronta. Dopo essere stati liquefatti questo idrocolloide deve essere conservato nel portaimronta. I portaimpronta sono predisposti per la circolazione di liquidi. Il materiale si presenta allo stato di gel semisolido che dopo essere stato portato ad ebollizione si trasforma in sol liquido. Atteso il raffreddamento viene inserito nel cavo orale allo stato di sol la circolazione d’acqua del portaimpronta favorisce il processo di gelificazione. Ad indurimento avvenuto si estrae dal cavo orale e si passa alla colatura del modello.
Vantaggi
- Precisione, per la loro bagnabilità, fluidità e idrofilia hanno un’ottima definizione del dettaglio
- La gelificazione è controllata dalla temperatura, un parametro che può essere gestito con più facilità.
- Ottima leggibilità dell’impronta, il che p u ò segnalare quando l’operazione deve essere ripetuta.
- Non necessitano di portaimpronta individuali.
- Poco costosi
Svantaggi
- Tempo di lavorazione maggiore rispetto alle gomme sintetiche
- È necessario colare il modello in gesso subito dopo la presa dell’impronta a causa della loro intrinseca mancanza di stabilità dimensionale.
- Non vi è compatibilità con tutti i gessi, come le resine epossidiche e non vi è nemmeno compatibilità con l’utilizzo della galvanoplastica.
- La temperatura del materiale unita alla temperatura del cucchiaio potrebbero causare ustioni alle mucose e/o superare la tolleranza al calore dei tessuti dentali.
- La scarsa spinta del loro cucchiaio non fornisce una forza sufficiente per forzare i materiali fluidi nei solchi gengivali e nelle zone più difficili da raggiungere. Questo suo punto debole viene tuttavia compensato dalla capacità del materiale di “bagnare” le preparazioni riproducendo finemente i dettagli anche in presenza di umidità residua.
- Necessita attrezzatura per il condizionamento.
- I limiti cervicali sono difficilmente leggibili.
Idrocolloidi irreversibili (Alginato)
Gli idrocolloidi irreversibili sono materiali solubili. Gli idrocolloidi irreversibili sono un misto di tecniche manuali e/o meccanizzate mediante dalle quali si ottiene un materiale dall’unione tra una polvere e l’acqua. L’alginato di sodio si scioglie in acqua, (fase di sol), reagisce con il solfato di calcio e da origine alla formazione di un gel di alginato di calcio (insolubile) e di solfato di sodio.
Composizione
- Alginato di potassio o di sodio (15%);
- Solfato di calcio (16%);
- Ossido di zinco (4%);
- Fluoruro di potassio e titano (3%);
- Farina fossile (60%);
- Fosfato trisodico (2%).
Per rendere accettabili i tempi di reazione dal punto di vista clinico il fosfato trisodico funge da ritardante, la farina fossile aumenta la resistenza del gel e garantisce superfici lisce e compatte dell’impronta e i fluoruri aumentano la resistenza e la durezza superficiale del materiale gessoso che verrà colato poi nell’impronta.
Vantaggi
- Facili da utilizzare
- Poco costosi
- Tempi di presa rapidi
- Non necessita di portaimpronta individuali
- Il processo fisico-chimico sensibile
Svantaggi
- Minore accuratezza nella riproduzione dei materiali di impronta elasomerici.
- Poca stabilità dimensionale.
- È possibile la riproduzione di solo un solo modello di gesso.
- L’impronta deve necessariamente essere colata in 30 minuti.
- L’operazione di sviluppo deve essere effettuata all’interno dello studio odontoiatrico, contestualmente alla disinfezione dell’impronta.
- Difficoltà di leggibilità dei limiti cervicali.
- Non possono essere sviluppati in resina epossidica.
Elastomeri, siliconi a base di vinile polisiloxane
Gli elastomeri sono materiali sintetici il cui elemento comune è la loro consistenza di corpi solidi elastici. Sono costituiti da catene di polimeri intrecciate nelle tre dimensioni spaziali. Quando sono sottoposti a forze di trazione o di compressione le forze elastiche degli elastomeri modificano il loro avvolgimento tridimensionele, conferendo così al materiale il comportamento elastico.
Elastomeri polisolfuri
Gli elastomeri polisolfuri sono composti da una base di liquido polisolfureo al quale viene aggiunta una carica inerte e da un acceleratore composto da perossido di piombo unito a piccole quantità di sulfuri e di odio. L’acceleratore da inizio all’ossidazione dei gruppi terminali di tiolo dei polimeri. A miscelazione avvenuta dei due composti, le catene dei polimeri si allungano e si legano con i gruppi ossidati di tiolo, questo provoca un aumento della viscosità rendendo così il materiale elastico.
La condensazione del materiale, notevolmente influenzata dal grado igroscopico e dalla temperatura, è una condensazione di tipo isotermico.
Nonostante il polimero tenda a contrarsi, gli elastomeri hanno una buona stabilità dimensionale.
Vantaggi
- Vi è una grande resistenza lungo il solco muco-gengibale
- Facile lettura dei limiti cervicali
- Differimento di circa un’ora per la colatura per consentire la massima precisione.
Svantaggi
- Necessita di un portaimpronta individuale
- È un materiale idrofobo che quindi richiede che i solchi gengivo-dentali siano rigorosamente asciutti.
- Sensibili al calore e all’umidità.
- Facile deformazione ai forti sottosquadri.
- Odore sgradevole.
Elastomeri a base di vinile polisiloxane (pasta e wash)
Conosciuti anche come siliconi con acido cloroplatinico dal nome dell’attivatore, gli elastomeri a base di vinile polisiloxane sono notevolmente migliori rispetto ai siliconi tradizionali per la loro stabilità dimensionale. Le due paste che vengono utilizzate contengono, una un silicone con gruppi terminali di silano idrogeno e un additivo inerte, mentre l’altra pasta è costituita da un silicone con gruppi terminali vinilici, acido cloroplatinico -il quale ha la funzione di catalizzatore- ed infine un additivo. Durante la miscelazione i gruppi silano idrogeno aumentano dei doppi legami vinilici senza però provocare la formazione di sottoprodotti, per questo gli elastomeri a base di vinile polisiloxane sono eccezionalmente stabili.
Vantaggi
- Non richiedono portaimpronta individuali
- Risultano piacevoli all’olfatto e alla vista
- Solidificazione rapida nel cavo orale
- Può essere utilizzata la resina epossidica per lo sviluppo del modello
Svantaggi
- Materiale idrofobo, richiede che i solchi gengivo-dentali siano asciutti
- Richiede una cura particolare per la colatura del modello
- Costi elevati
Polieteri
I polieteri sono composti da polimeri di epossietano-tetraidrofurane che reagiscono con un insaturo α-β come l’acido crotonico. Questa reazione produce l’esterificazione dei gruppi idrossili terminali. I doppi legami permettono la reazione con l’etilene-amina, il prodotto di questa reazione è il polimero finale. Infine, il sulfonato aromatico provoca delle reazioni a catena per la polimerizzazione cationica. La precisione di questi due prodotti è equivalente se non di poco superiore a quella di dei polivinilsiloxani.
I polieteri hanno un’ottima stabilità dimensionale. È consigliata la colatura del modello entro le 24 ore per il completo recupero grazie alla memoria elastica della deformazione da strappo. Per la loro natura idrofila bisogna evitare di conservare le impronte in ambiente umido. La loro resistenza alla formazione di stiramenti all’atto del disinserimento è la stessa che per gli elastomeri in silicone.
Vantaggi
- Facile lettura dei limiti cervicali
- Sono soggetti ad una solidificazione rapida
- Sono gradevoli in aspetto e odore
- Hanno un’ottima stabilità dimensionale
- Può essere utilizzata la resina epossidica per il modello
Svantaggi
- Richiede un portaimpronta individuale
- Ha costi elevati
Metodi di sterilizzazione
Alginati e polisolfuri
Per disinfettare impronte in alginato e polisolfuri è necessario utilizzare una parte di NaClO due parti di H2O e gesso in polvere in modo da creare una poltiglia da cospargere su tutta l’impronta e su tutto il portaimpronte.
Successivamente attendere 10 minuti e rimuovere il composto con acqua corrente. Rimuovere con aria gli eccessi d’acqua ed infine sviluppare l’impronta con gessi adatti.
Come abbiamo detto le impronte contaminate con sangue e saliva devono essere considerate come fomiti, con un potenziale di trasmissione ai dentisti personale ausiliario e tecnici di laboratorio.
Alcuni studi sull’immersione e la nebulizzazione dell’alginato con disinfettanti così come suggerito dall’ADA mostrano risultati discordanti. Essi, i n f a t t i, fanno sorgere l’effettivo dubbio sull’efficacia della disinfezione dell’importa con il metodo di immersione.
Impronte in silicone o vinile polisiloxane e poliesteri
Per le impronte in silicone, vinile polisiloxane e poliesteri occorre procedere alla disinfezione con prodotti facilmente reperibili in commercio che contangono:
- Etanolo 80%
- Propanolo
- Tensioattivi non ionii
Per la disinfezione nebulizzare il prodotto sull’impronta, a completa evaporazione del prodotto risciacquare con acqua corrente per 30/40 secondi.
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